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Giovedì, 23. Marzo 2017
Le Vicende Storiche PDF Stampa E-mail

La storia di Parodi è forte­mente condizionata dalla sua posi­zione geografica: posizione strate­gica, in un punto dell'Appannino scavalcato dalle vie marenche, che dal golfo di Genova portano alla pianura padana e sempre più' lontano verso i paesi settentrionali.
Territorio di transito, dunque, cercato, presidiato, attrezzato in tempi di traffici mercantili, per­corso manu armata, depredato, devastato da bande soldatesche di varie bandiere, in movimento da nord a sud e da sud a nord; trascu­rato, dimenticalo quando diverse forme di economia e di tecnologia fanno abbandonare le vecchie vie di comunicazione, mutano le necessita' e i sistemi di vita.

Parodi nasce alla storia docu­mentata quando a meta' del scc. X nella suddivisione del Nordovest in tre grandi marche viene com­preso nella Marca Obertenga.

Il nome di Palude (dalla palude dell'Albcdosa) compare la prima volta in un documento del 973, nel quale si coglie anche l'organizza­zione territoriale, con la divisione in comitati, (o contee), retti dal comes, e la corrispondenza con i distretti vescovili.

È attorno all'anno Mille, più precisamente nei secoli XI e XII, che si intensificano le notizie sul territorio parodese perché prende fonila un assetto del sito che viene dato in dotazione (10 giugno 1033) ai monaci di Santa Maria di Castiglione (Parma), i quali edifi­cano San Remigio e bonificano la palude, aprendo uno sbocco alle acque dell'Albedosa.

In questo periodo anche Genova comincia ad essere pre­sente nella zona, quando il mona­stero di San Siro riceve in dota­zione due masserie nel territorio di Tramontana (1065). Ma è soprat­tutto con la costruzione di stazioni di assistenza, controllate frequen­temente da strutture monastiche (testimoniate da toponimi come Eremiti e Benedicta) che fanno capo a chiese genovesi, che si coglie rintensificazionc dei traffici lungo le vie marenche e l'interesse di Genova al controllo dei movi­menti.

Un gruppo di Parodesi parte­cipa alla I Crociata al seguito del Marchese di Parodi, riportando in patria una reliquia della Croce.

Documenti del sec. XII fanno pensare ad una emancipazione amministrativa dagli Obertenghi, perché in una (la prima, non certo runica!) controversia con Mornese compaiono San Remigio e Santo Stefano con loro Sindaci auto­nomi.

Che il territorio sia considerato di grande interesse non tanto eco­nomico quanto di posizione si vede nei tempi successivi, nelle mire del vescovo di Tortona di estendervi il suo potere, nelle con­troversie dei Di Negro genovesi con l'Abate di Santa Maria di Castiglione, ed infine nell'asse­gnazione alla Diocesi di Genova (1289), che dura ancora.

Le vicende di Parodi sono da questi anni riflesso delle vicende genovesi, le strade delle Capanne di Marcarolo e della Bocchetta vedono passare le truppe milanesi dei Visconti (sec. XIV), le truppe francesi (tra il XIV e il XV secolo), ancora dei Visconti (1421), ancora francesi (1458).

Mentre sul territorio parodcsc, come su uno scacchiere, si muo­vono re, fanti, cavalli, la vita della comunità locale si organizza in forme civilmente più complesse; è del 1432 l'approvazione degli Sta­tuti, che probabilmente per la prima stesura si possono far risa­lire al secolo precedente.

Tra Quattrocento e Cinque­cento, mentre feudatari locali sono i Guasco, incombe il dominio visconteo, fi­no a quando Andrea Doria persuade Antonio Gua­sco a cedere a Genova i suoi diritti: la co­munità di Pa-rodi è affran­cata da obbli­ghi feudali e a pieno titolo entra a far parte della Repubblica di Genova, ogni anno è visi­tata dai Sinda­catori, che verifìcano la correttezza delle pro­cedure giudiziarie, e i maggiorenti locali (Sindaci, consiglieri, capita-miglia) giurano fedeltà alla "madre patria".

A Genova si ricorre per tutte le controversie, in particolare per le frequenti questioni di confine con Mornese, che esercita la sua pre­potenza sconfinando nel territorio di Parodi pcrsino con la proces­sione primaverile delle rogazioni (1607)!

Anche per mettere freno ai soprusi dei vicini in questi anni il territorio viene marcato con cippi e testimoni: ma ciò malaugurata­mente non impedisce ben più gravi e pesanti invasioni. Carlo Ema-nuele I di Savoia comincia una politica espansionistica verso il Monfcrrato: si hanno scontri anche alle Capanne di Marcarolo, mal difese a tal punto che c'è chi parla di tradimento.

E nel conflitto tra i franco­savoiardi e Genova viene incen­diato e lasciato in rovina il Castello (1625); ritirandosi poi verso settentrione, il nemico incendia anche gli archivi (e non sarà l'unica volta!).

Anche nel secolo seguente i riflessi locali della guerra di suc­cessione austriaca mettono a dura prova la popolazione, chiamala da Genova a fermare gli attacchi ripe­tuti ai confini della Repubblica. Ma quando ciò avviene durante le campagne di lavoro stagionale degli uomini validi fuori paese, l'ordine di stare prompti co' loro archibuggi deve essere disatteso.

Passa cosi dì collina in collina una scorreria di ussari (1745); e continue e ripetute sono le scorrerie dei Piemontesi, che giungono a bruciare la Pallavicina, a due o tre chilometri dal capoluogo. Mentre Genova vive la resistenza e la rivolta contro gli Austriaci, i terri-tori marginali, di confine, come è Parodi, vivono alterne, sfibranti vicende di occupazione e reinte­grazione, fino alla pace di Aqui-sgrana(1748).

Anche l'avvento della Repub­blica Democratica Ligure (1797) non cambia sostanzialmente l'as­setto: Parodi è assegnato alla Giu­risdizione del Lenirne - cantone di Gavi- di cui è capoluogo Novi. E segue le sorti di Genova con l'or­dinamento napoleonico, quando avviene l'annessione alla Francia (1805).

Nel 1815, quando per le deci­sioni del Congresso di Vienna la Repubblica Ligure viene cancel­lata e il suo territorio annesso defi­nitivamente al Regno di Sardegna, la storia di Parodi non sembra ancora avviata ad un futuro ammi­nistrativo piemontese: infatti nel 1818 Novi viene eretta a provincia all'interno della Divisione di Genova, e Parodi, che fa parte del mandamento di Gavi, rientra in questo territorio.

Il mutamento radicale e defini­tivo è del 1859, quando il ministro Urbano Raltazzi, alessandrino, ridiscgnando l'organizzazione dello Stato piemontese, cancella la provincia di Novi, portandone i lerrilori nell'ambito della provin­cia di Alcssandria. Per i Parodesi Genova continua ad essere la città di riferimento per più di un secolo; soltanto l'istituzione delle regioni, decentrando competenze ed impli­cando ineludibili adempimenti burocratici, indirizza i cittadini verso la città piemontese.

In questi cento e più anni di storia italiana, i fatti rilevanti sono sempre legati alle vicende nazio­nali, anche se sofferti localmente: basti ricordare l'eccidio della Benedicta nell'aprile del 1944 e l'incendio di Parodi il 7 marzo 1945, azioni di guerra commesse dai nazifascisti.

È invece solo storia locale la costituzione di Bosio in comune autonomo: vicenda durata qualche anno, con pittoreschi episodi di campani lismo, conclusa ufficial­mente nel 1948.

Del territorio del nuovo Comune, che ha appunto Bosio come capoluogo, fanno parte Costa Santo Stefano, Spessa, e le Capanne di Marcarolo; Parodi, che aveva un'estensione di circa 80 kmq, perdendo la storica "Alpe di Parodi", esce fortemente ridimen­sionalo nel territorio, che è ora di circa 12,5 kmq.

Ma la memoria non conosce i confini amministrativi.

 

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